Rete fognaria a Porto Cesareo, il Comune di Nardò non arretra sullo “Scarico Zero”: “Si attui protocollo”

Rete fognaria a Porto Cesareo, il Comune di Nardò non arretra sullo “Scarico Zero”: “Si attui protocollo”

PORTO CESAREO/NARDÒ (Lecce) – La questione della messa in funzione della rete fognaria a Porto Cesareo, per cui negli ultimi giorni si sta assistendo a un pressing dell’amministrazione cesarina, riguarda però anche il Comune di Nardò per la parte, fondamentale, relativa al collettamento.

L’assessore all’Ambiente di palazzo Personé Mino Natalizio, interpellato a proposito, ha dichiarato che la posizione dell’amministrazione Mellone è chiara e non è mai cambiata. Ovvero, che la realizzazione del progetto Scarico Zero è condizione imprescindibile.

Pertanto, il protocollo sottoscritto nel 2016 tra la Regione Puglia e le amministrazioni comunali di Nardò e Porto Cesareo – allora guidata dal sindaco Salvatore Albano che proprio ieri sollecitava almeno l’attivazione del 25% della rete fognaria tramite il collaudo del depuratore“va rispettato”, dice l’assessore Natalizio.

Quindi, come già a suo tempo ha ribadito Mellone, c’è “la disponibilità massima” del Comune di Nardò al collettamento del depuratore di Porto Cesareo a quello neretino (presupposto per il completamento della rete fognaria cesarina). Ma l’accordo prevede “la realizzazione di un sistema avanzato di depurazione e affinamento dei reflui al massimo livello, che ne consenta poi il riutilizzo in agricoltura, oltre che ovviamente l’eliminazione della condotta e dello scarico a mare, se non a fini assolutamente emergenziali“. Quindi, “fino a quando questo sistema non sarà realizzato, la rete fognaria di Porto Cesareo non sarà attivata e rimarrà lettera morta. E fino a quando sarò io il sindaco di Nardò nessuno verrà a scaricare nel nostro mare”, ha specificato Mellone.

Il classico serpente che si morde la coda. A monte, però, ci sono complicazioni burocratiche derivanti dal “niet” ministeriale allo Scarico Zero, per una questione di parametri. Gli scarichi devono essere conformi a dei valori limite fissati e c’è una questione di distanza dal più vicino corpo idrico superficiale. In sostanza, Nardò e Porto Cesareo non rientrerebbero in tali parametri e il Ministero non ha concesso la deroga, dunque l’opposizione neretina, sulla questione, si è scatenata ribadendo il suo “ve l’avevamo detto che il progetto non era fattibile”. Il disco rosso ministeriale, peraltro, che riguarda anche il caso di Manduria, è arrivato lo scorso settembre in piena campagna elettorale per le Regionali e il presidente della Regione Michele Emiliano, proprio in occasione di una manifestazione elettorale a Nardò a sostegno di Giulia Puglia, assessore della Giunta di Pippi Mellone, ha annunciato ricorso. Cosa che, in effetti, è avvenuta. Lo stesso Albano, ieri, ha parlato della sospensiva concessa dal Tar.

“Se le comunità di Nardò e Manduria – ha dichiarato a suo tempo Natalizio ribadendo poi il concetto ieri, raggiunto al telefono da salentowebnews.it – preferiscono impiegare le acque reflue depurate in agricoltura e per contrastare il fenomeno della salinizzazione delle falde che sta assumendo proporzioni preoccupanti, anziché recapitarle in mare, occorre trovare insieme una soluzione per farlo. Anche perché oggi esistono soluzioni tecniche innovative che superano le motivazioni che hanno indotto la normativa esistente a preferire lo scarico a mare nei casi come quelli di Nardò e Manduria, anziché altri scopi come quelli previsti nel progetto Scarico Zero. E questo il Ministero dell’Ambiente lo sa bene perché esistono studi scientifici recenti commissionati dall’Unione Europea. D’altronde lo Scarico Zero è già realtà proprio qui in Puglia, a Martina Franca, dove funziona benissimo. Le trincee drenanti “restituiscono” acqua alla falda, mentre la parte occorrente viene utilizzata per usi irrigui. Invitiamo tutti, anche qualcuno lì al Ministero, ad andare a visitare questo impianto”.

“Non arretriamo di un millimetro”, ha detto Emiliano. E lo stesso hanno ribadito Natalizio e Mellone. Pertanto, in attesa di sviluppi sul fronte del braccio di ferro Ministero-Regione, Porto Cesareo, probabilmente, è destinata a rimanere ancora un po’ in attesa.

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