Foca Monaca, Comune di Nardò: “Lungimiranti nel prevedere azione di monitoraggio”

Foca Monaca, Comune di Nardò: “Lungimiranti nel prevedere azione di monitoraggio”

NARDÒ (Lecce) – Le grotte sommerse di Portoselvaggio “habitat naturale” della foca monaca: lo ricorda il Comune di Nardò che, poche settimane fa, il 27 novembre, per la precisione, ha proposto un progetto nel Por Puglia 2014-2020 (Azione 6.5 – Procedura negoziale per la selezione di azioni di monitoraggio di Rete Natura 2000 su habitat e specie della Puglia), includendo l’azione di monitoraggio della foca monaca mediterranea all’interno del Parco Naturale Regionale di Portoselvaggio – Palude del Capitano.

L’avvistamento dell’esemplare è avvenuto il 6 gennaio nelle acque dell’Area Marina Protetta Porto Cesareo ad opera di Omar De Benedittis, pescatore diportista sportivo, che si trovava con il suo natante nella Zona A dell’Amp in cui è vietata qualunque tipo di attività ad eccezione della ricerca scientifica. Le valutazioni degli esperti hanno confermato lo storico ritorno.

“È una notizia entusiasmante – commenta l’assessore all’Ambiente del Comune di Nardò Mino Natalizio – per il contesto naturalistico del Salento e in particolare del tratto jonico della costa. Dimostra, peraltro, che siamo stati lungimiranti a prevedere un’azione di monitoraggio della foca monaca mediterranea all’interno del parco di Portoselvaggio. Si tratta di una specie di cui si contano nel mondo solo qualche centinaio di esemplari e averne avvistata una nel nostro mare ci riempie di orgoglio”. L’amministrazione ha, tra l’altro, chiesto l’istituzione dell’Oasi Blu nel tratto di mare prospiciente il parco.

Dal 2012, ricorda sempre l’amministrazione neretina, un gruppo di esperti guidati da Luigi Bundone dell’Università Ca’ Foscari di Venezia conduce regolarmente campagne di studi lungo le coste del Salento sugli avvistamenti della foca monaca ed in particolare sulla disponibilità di habitat. Il mammifero frequenta abitudinariamente coste rocciose con presenza di grotte principalmente per riposare e per riprodursi. Gli studi stanno restituendo interessanti e inaspettati risultati lungo le coste della penisola salentina, dove le segnalazioni di frequentazione della foca monaca sono pressoché costanti sin dagli anni ‘70. La vicinanza del Salento alle colonie riproduttive della Grecia, infatti, rende il tratto di mare facilmente percorribile in pochi giorni. La diffusa disponibilità di smartphone negli ultimi anni ha reso possibile poi “certificarne” facilmente la presenza da parte dei tanti fruitori della costa.

In particolare, l’indagine conoscitiva dell’habitat potenziale per la foca monaca mediterranea (Monachus monachus) lungo le coste del Salento, condotta dal 2013 al 2015 da Luigi Bundone con la collaborazione di Raffaele Onorato (Apogon), Sergio Fai, Francesco Minonne, Giacomo Marzano, Cataldo Lichelli, Mario Congedo ed Emanuela Molinaroli, ha messo in evidenza la presenza nei tratti del Parco Naturale Regionale Otranto-Leuca e nel Parco Naturale Regionale di Portoselvaggio e Palude del Capitano di habitat costieri per la foca monaca. “Lungo la costa della provincia di Lecce, il parco di Portoselvaggio rappresenta infatti l’unico tratto jonico con costa rocciosa e grotte in grado di dare un riparo sicuro alla foca monaca durante i suoi spostamenti”, si evidenzia nella nota diramata da Palazzo Personé.

Attraverso i secoli la presenza della specie è stata fortemente ridotta, nel Mediterraneo a partire dall’epoca romana in cui le foche venivano cacciate per le pelli, carni, grasso e utilizzate nei giochi delle arene. La foca monaca mediterranea, che l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha classificato come “endagered” (cioè, in pericolo), è protetta a livello nazionale in tutti i paesi nelle rispettive legislazioni per la caccia, la pesca e per la tutela della fauna. La specie è inoltre inclusa nelle principali convenzioni internazionali per la tutela della fauna e dell’ambiente.

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